Paper settimanale

ECCO COME L’AGRICOLTURA STA UCCIDENDO L’APICOLTURA, una storia di soldi, miele e zucchero.

di Nicolò Lusardi - Starting Finance Club Statale

Agricoltura e apicoltura a prima vista sembrerebbero due settori se non in sinergia perlomeno “amici”. Prodotti green e naturali, che se realizzati seguendo processi rispettosi dell’ambiente dovrebbero essere ad impatto zero.

  1. Cambiamento climatico, il nemico n.1 delle Api.

  2. La desertificazione agricola ed il disequilibrio dei fondi nel Green deal.

  3. Il miele è un bene necessario? La concorrenza dello zucchero e degli sciroppi di finto miele cinese.

  4. I pesticidi e le pressioni dell’agrobusiness sul Green deal.

  5. “Tutti han torto” dove fallisce la teoria dei vantaggi comparati.

1. Cambiamento climatico, il nemico n.1 delle Api

Le api non hanno un calendario come il nostro, con stagioni ben definite e scandite dai vari mesi, esse riconoscono le stagioni in base al clima, se sentono caldo escono, è evidente che è cominciata la primavera, e là fuori i fiori sono pronti per essere impollinati. Viceversa, se fa freddo, si rintanano nell’alveare attorno all’ape regina per scaldarla e per scaldarsi.
Per farvi capire quanto siano importanti le stagioni per le api, queste vivono e muoiono all’interno delle stagioni, dividendosi in api invernali, con quel comportamento solidale già detto, che vivono da gennaio ad aprile in genere, sopravvivendo talvolta fino a giugno, e le api estive, che nascono in fine primavera per vivere durante l’estate e morire generalmente ai primi freddi1.

Il freddo, è questo ciò che manca, ormai quasi ovunque, e in buona parte d’Italia si può tranquillamente affermare che l’inverno climatico non esista più, perlomeno come stagione continuativa.
In questo inverno caldo quindi le api continuano ad uscire “a vuoto”, ingannate dalle temperature miti, questo le fa consumare energia, e molte di queste muoiono prematuramente per via della fatica fatta, arrivando così alla primavera con buona parte delle api invernali morte, e quelle estive che devono ancora nascere.
Va da sé che senza api non c’è miele, ed in primavera il miele che verrà a mancare sarà quello di acacia e il millefiori primaverile2, tipologie pregiate che, come tutte le primizie, sono le più apprezzate dal mercato.

Ma il problema non è solamente interno alle api, anche i fiori producono molto meno nettare, ed in generale i fiori spontanei sono molti meno3, questo soprattutto a causa della siccità e dal fatto che la poca acqua che c’è viene riservata per irrigare le coltivazioni di frutta e di verdura.
Gli apicoltori provano quindi a supplire con innesti che però scontano lo stesso problema (tutti i fiori, sia quelli naturali che i risultati di innesti, quando soffrono la siccità producono nettari meno zuccherini)4, cambiando non solo la quantità del miele, ma anche la qualità, spesso peggiore, o comunque differente da quello naturale a cui siamo abituati; fenomeno che se osservato in ottica strettamente commerciale è evidentemente problematico: quando il consumatore si reca a comprare un determinato tipo di miele ha delle aspettative, ed un prodotto non conforme potrebbe lasciarlo insoddisfatto.

Il terzo fattore che risente del clima, questa volta però beneficiandone, è la varroa5, un piccolo acaro proveniente dal sud est asiatico, arrivato in Italia solamente nel 1981, che è estremamente dannoso per le api, e che se non controllato può provocare la morte dell’intera colonia infestata6.
Questo acaro, seppur estremamente tenace e versatile (è arrivato a popolare tutta la terra meno l’isola di Man e quella di Colonsay in Scozia)7, soffre le temperature più rigide, e la mancanza di veri periodi di freddo negli ultimi inverni ne ha consentito la proliferazione.

Quindi si produce meno miele, e di qualità spesso peggiore, tutto ciò in un panorama in cui i costi continuano a crescere per tutti.
È evidente come per un bene che all’ingrosso viene pagato dai 4 ai 6 euro al kg, non vi sia più margine per i produttori.

2. La desertificazione agricola ed il disequilibrio dei fondi nel Green Deal

La maggior parte dei fondi del Green deal sono destinati all’agricoltura, sostenendo gli agricoltori ed indirizzandoli verso una pratica più sostenibile del loro lavoro, imponendogli con il SUR (Sustainable Use Regulation) (dei fitofarmaci ndr.) una riduzione del 50% di pesticidi, del 20% dei fertilizzanti e del 50% degli antimicrobici da raggiungere entro il 20358.

Questo è un bene, ma c’è un MA, fatale e ridondante come sempre succede per gli organismi internazionali: manca un’autorità transnazionale che garantisca il rispetto di questo regolamento, e controlli ed eventuali sanzioni sono a discrezione dagli Stati membri, che spesso omettono di svolgere il loro dovere sia per ragioni politiche, ma anche economiche, visto che molte produzioni agricole sono fondamentali all’interno dei vari stati, e allo stesso tempo spesso non pronte alla svolta del biologico.
Anche l’Italia, sotto questo punto di vista, non si comporta adeguatamente, i controlli non vi sono (se non su richiesta dei cittadini intossicati dai pesticidi) e vengono emesse di frequente deroghe nazionali al regolamento europeo. Per questo vi rimando al servizio di Rai 3 sul caso esemplare della coltivazione delle mele in Trentino che sta avvelenando chi vive nei dintorni di suddette coltivazioni9.

Detto questo, come emerge dal titolo del paragrafo, il problema non sta solo nel merito del rispetto del regolamento SUR, quanto nel disequilibrio strutturale del Green Deal, il problema è concettuale: finanziando enormemente l’agricoltura, estensiva per definizione, si va a desertificare in senso stretto gran parte dei terreni, questi vengono impoveriti di tutte quelle piante, di quei fiori, e soprattutto di quei pollini che garantiscono la prosperità dell’ecosistema, ed il nutrimento delle api.
Là dove vi erano campi di fiori oggi si perdono a vista d’occhio distese di terra vangata, fertile ma allo stesso tempo povera di biodiversità.

A onor del vero il Green Deal prevederebbe anche l’istituzione del 30% dei territori marini e terrestri come zona protetta, ed il 10% delle aree agricole dovrebbero essere preservate come caratteristiche e diversificate10, ma da un lato persistono i problemi applicativi e normativi già detti, dall’altro riservare solo il 10% del territorio alla biodiversità mi pare una misura evidentemente insufficiente.

3. Il miele è un bene necessario? La concorrenza dello zucchero e degli sciroppi di finto miele cinese.

Per affrontare integralmente il problema nella sua complessità, oltre alle contingenze più materiali, è opportuno fare anche delle considerazioni di mercato.
Il miele soffre una concorrenza spietata, quella dello zucchero, più comodo sotto diversi punti di vista, più versatile e soprattutto più economico.
Ovviamente però, lo zucchero semolato non offre la stessa esperienza del miele, ma in altre sue forme può concorrere anche sotto questo aspetto.
Sono recenti infatti le segnalazioni di molti produttori di miele riguardo alla concorrenza sleale dei mieli che sotto l’etichetta di “miscela di mieli UE” nascondono non semplicemente prodotti esteri, e fin qui niente di male, ma addirittura prodotti che non sono vero miele, bensì sciroppi di glucosio miscelati con piccole parti di miele per abbatterne il prezzo, o ancora sciroppi estratti dagli zuccheri del riso, spesso provenienti dalla Cina, che vengono aromatizzati e colorati artificialmente per dare l’impressione di consumare del vero e proprio miele11. Anche in questo caso, la migliore indicazione per capire la natura di un prodotto è, oltre all’etichetta, il prezzo.

Ma i consumatori sono disposti a spendere di più per acquistare del vero miele a fronte della concorrenza di zucchero e sciroppi che sostanzialmente, ad un prezzo nettamente inferiore, svolgono la stessa funzione? A ognuno la propria scelta, ma osservando le interviste ai vari produttori la risposta pare essere di no.
Il mercato non solo è in contrazione (meno miele prodotto) ma è anche bloccato, quel poco che viene prodotto rimane spesso invenduto a fronte della spietata concorrenza e dello zucchero e del finto miele a 5€ che spesso molti di noi scelgono di acquistare, ignari o noncuranti di cosa ci sia realmente dentro.

Il miele dunque, il vero miele, è un bene necessario?
Ecco la risposta è duplice e controversa; per dolcificare sicuramente no, ma per salvaguardare l’ambiente, molto probabilmente sì.

4. I pesticidi e le pressioni dell’Agrobusiness sul Green deal

Come già detto, combattere l’utilizzo dei pesticidi, o perlomeno ridurlo drasticamente, è un tema fondamentale per salvaguardare oltre che la nostra salute, quella delle api, e quindi quella dell’ecosistema intero.

Di questo si sarebbe occupata la proposta europea di regolamento per l’utilizzo sostenibile dei fitofarmaci (il SUR) presentata il 22 giugno del 2021 dalla Commissione europea: la proposta conteneva al suo interno gli obiettivi di riduzione dell’uso dei pesticidi già evidenziati all’inizio del secondo paragrafo.
Questi avrebbero dovuto essere legalmente vincolanti per gli Stati membri, e dopo quasi due decenni di tentativi falliti di ridurre l’uso di sostanze chimiche di sintesi in agricoltura, sarebbe stata la prima proposta concreta e vincolante che avrebbe azzerato l’utilizzo dei pesticidi al 2035.

È da segnalare che suddetta proposta non nacque esclusivamente in seno al parlamento europeo ma fu un’iniziativa popolare dei cittadini europei (ICE) da 1,1 milioni di firme, dal titolo “Save bees and farmers12. Oltre che dai cittadini, un’azione per limitare l’utilizzo dei fitofarmaci era già stata richiesta a gran voce da uno studio firmato da 58 prestigiosi scienziati che avevano sollecitato interventi urgenti per salvaguardare la vita degli insetti13.

Nel 2023 sembrava tutto pronto, ma arrivarono quelle famose proteste conosciute come “i trattori”, che abbiamo avuto modo di vedere in tutta Europa, anche in Italia, con un ruolo attivo tra gli altri da parte di Coldiretti, che si batté tenacemente per il ritiro della SUR, e che finanziò, insieme ad altri attori importanti che vedremo tra poco, studi di tutt’altra natura, questa volta più economici e di mercato, che sottolineavano come queste misure avrebbero causato un crollo drastico della produzione agricola europea, dal 15% al 20% in meno, ed un aumento dei prezzi del 25%.

Coldiretti ovviamente fu solo una piccola parte dell’opposizione, uno degli attori più importanti fu sicuramente Copa Cogeca, la più grande cooperativa agricola d’Europa che finanziò una serie di studi che sottopose poi ai suoi parlamentari UE di fiducia, tutti dimostranti il crollo del settore, e assieme a questi studi la cooperativa inviò anche una serie di compromessi di emendamento da proporre in parlamento.

Altri attori di prima importanza furono sicuramente Bayer, Syngenta, Corteva e BASF, 4 aziende (tutte europee meno Corteva) che da sole producono il 60% dei pesticidi mondiali, e che appoggiarono economicamente Copa Cogeca nel produrre questi studi affidati all’università di Wageningen, nei Paesi Bassi, che ovviamente in cambio ricevette lauti finanziamenti.
Basti dire che la sola Bayer spese nel 2023 tra i 7 e gli 8 milioni di euro in attività di lobbying dichiarate, ed ebbe 52 incontri con la commissione europea. Questi numeri danno l’idea dell’importanza economica di questa disputa.

In generale, tutte le aziende agro-chimiche nel 2023 hanno aumentato i loro investimenti dichiarati (ripeto e ribadisco che parlo solamente delle cifre dichiarate) nelle attività di lobbying, e tramite la seguente tattica: sottolineare costi economici enormi a fronte di guadagni ambientali veramente piccoli, e anche grazie al clima di emergenza generato dell’invasione di Putin del febbraio 2023, le lobby agricole ed agro-chimiche vinsero, ed Ursula Von der Leyen nell’aprile del 2023 ritirò il SUR14.

5. “Tutti han torto” dove fallisce la teoria dei vantaggi comparati

Che quadro emerge quindi dalla chiusura di questa contesa avvenuta ormai quasi 2 anni fa?
Oltre al malessere di chi continuerà a vivere in zone limitrofe a grandi coltivazioni che per brevità qui non ho trattato, rimarrà tutto così, seguendo la teoria enunciata più di 200 anni fa da David Ricardo per cui si producono beni e servizi laddove più conviene, che verranno poi scambiati in quota ad altri beni, la quale produzione in quel determinato luogo risulta sconveniente.

Nel campo agricolo questo si è tradotto nella vittoria delle monocolture e nella morte della biodiversità, o meglio, laddove si può lucrare con monocolture profittevoli sfruttando economie di scala, verosimilmente in pianura, vediamo sterminate distese di terra monotona, e la biodiversità viene lasciata ad altre zone più “sfortunate”, sicuramente più povere, come l’appennino; del resto se in pianura si producono quintali di patate di zucchine e di pomodori, oltre che a tutti i tipi di carne, che problema sarà scambiarli con beni più “sofisticati” come il miele prodotto a poche centinaia di chilometri?

Economicamente il ragionamento non fa una piega, ma, a livello ambientale, la teoria dei vantaggi comparati fallisce.
Questo perché gli impollinatori sono fondamentali per la maggior parte delle produzioni agricole: alcune stime arrivano a collegare agli impollinatori l’80% delle produzioni agricole europee15.
Proseguendo su questa strada quindi, assieme alle api scompariranno dalla pianura anche tutte quelle monocolture per cui le api sono state messe da parte, e così non vi sarà più nulla, né una né le altre; per questo “tutti han torto”: alla lunga, seguendo questo schema ci perderanno tutti, sia gli agricoltori che le api, non a caso l’ICE che ho menzionato si chiama “Save Bees and Farmers”.

La situazione purtroppo è drastica, secondo l’UCN il 37% delle popolazioni di api ed il 31% di farfalle sono a rischio16, e altri enti come la FAO e l’USDA presentano proiezioni altrettanto preoccupanti17.
Agire, anche tramite scelte responsabili in quanto consumatori, credo sia un dovere di tutti, e spero che questo articolo, evidenziando non solo i rischi per la natura ed i suoi abitanti meno egocentrici, ma anche quelli a cui sta andando incontro l’uomo, possa muovere chi lo leggerà a fare scelte più responsabili, perché se tutto questo sta accadendo ed è accaduto, è anche una questione di mercato, ed il mercato, siamo noi.

Note e bibliografie

  1. https://www.apascampania.com/articoli/il-mistero-delle-api-invernali-1214/

  2. Giancarlo Naldi, “Crisi dell’apicoltura e ripercussioni sulla produzione del miele in Italia”, intervento presso Opendistal (Bologna, 20 settembre 2024): https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://eventi.unibo.it/open-distal/presentazioni-2024/naldi_crisi-dell2019apicoltura-e-ripercussioni-sulla-produzione-del-miele-in-italia.pdf/%40%40download/file/Naldi_Crisi%2520dell%25E2%2580%2599apicoltura%2520e%2520ripercussioni%2520sulla%2520produzione%2520del%2520miele%2520in%2520Italia.pdf&ved=2ahUKEwi63_nM3LaLAxUDygIHHRgrEEcQFnoECBcQAQ&usg=AOvVaw0LIkcZ70Z4P9d6j7XWjVTE

  3. https://wwwnew2.unipi.it/index.php/comunicati-stampa/item/20997-fiori-selvatici-a-rischio-la-carenza-di-impollinatori-fa-diminuire-la-produzione-di-semi-del-20-50

  4. https://agronotizie.imagelinenetwork.com/zootecnia/2021/07/13/risorse-nettarifere-per-l-apicoltura-si-possono-quantificare/71098

  5. https://www.ildolomiti.it/cronaca/2024/in-trentino-la-produzione-di-miele-ai-minimi-storici-apicoltori-in-ginocchio-clima-e-varroa-uccidono-le-api-situazione-drammatica-mai-vista-una-cosa-simile

  6. https://www.treccani.it/vocabolario/varroa/#.

  7. https://www.gov.im/news/2023/aug/31/isle-of-man-bees-in-safe-hands-as-harry-meets-gary/

  8. https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.raiplay.it/video/2024/12/Spotlight---Lobby-contro-natura-Le-pressioni-dellagrobusiness-sul-Green-Deal-a164b991-3feb-4c22-ba6a-20555e90df7a.html&ved=2ahUKEwiAn_yqmLeLAxUSzQIHHZ8qCTMQwqsBegQIDhAE&usg=AOvVaw2Kiz3f8qCQVP2YDLOeoLF9 

  9. https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.raiplay.it/video/2024/11/Spotlight---Pesticidio-I-fitofarmaci-e-il-declino-della-biodiversita-3b07c849-7fed-453c-8819-4250bc72f125.html&ved=2ahUKEwjRn52-mLeLAxWU-AIHHRtbCGUQtwJ6BAgKEAI&usg=AOvVaw3RXOgg34_CqpKdDSVzl6Nc

  10. https://www.consilium.europa.eu/it/policies/biodiversity/

  11. https://www.naturalveare.it/le-contraffazioni-del-miele-quali-sono-e-come-evitarle/ 

  12. https://www.savebeesandfarmers.eu/en

  13. https://www.nature.com/articles/s41559-019-1079-8

  14. A partire dalle vicende politiche che coinvolgono Coldiretti, Copa Cogeca e le azienda farmaceutiche in questo paragrafo rimando all’inchiesta di Spotlight nella nota 8.

  15. https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/biodiversita/notizie/il-ruolo-delle-api-per-l2019uomo-e-l2019ambiente#

  16. Per questi dati rimando all’inchiesta di Spotlight nella nota 8

  17. https://www.zai.net/articoli/ambiente/18856094/Le-api-sono-davvero-a-rischio-estinzione