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La Carenza di Persone: Perchè Meno Nascite Significano Meno Sogni
di Monica Mendbayar
Immagina un’economia come una macchina, in cui il carburante non è petrolio o oro, ma persone: lavoratori, consumatori, innovatori. Sono loro che fanno girare gli ingranaggi. Quando quel carburante diminuisce, anche le economie più avanzate cominciano a rallentare. In molti Paesi, quel carburante si sta esaurendo.
Negli ultimi decenni, molte delle nazioni più ricche sono entrate in una transizione demografica caratterizzata da un forte calo dei tassi di fertilità. Le conseguenze di lungo periodo di questo cambiamento vanno ben oltre la diminuzione dei certificati di nascita: incidono sull’offerta di lavoro, sulla domanda dei consumatori, sull’innovazione, sulle finanze pubbliche e, in ultima analisi, su ciò che le società possono aspirare a costruire.

Nascite osservate in Italia dal 2007 fino al 2018 contro le previsioni per la natalità fatte nel 2007 e nel 2011
Un Crollo Globale della Fertilità
Il quadro internazionale è evidente. Secondo gli ultimi dati dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), il tasso di fertilità totale medio (TFR) dei suoi Paesi membri si è più che dimezzato dal 1960, passando da circa 3,3 figli per donna a 1,5 nel 2022.¹
Si tratta di un valore molto inferiore al “tasso di sostituzione” pari a circa 2,1 figli per donna, ovvero il livello necessario, in assenza di migrazione, per mantenere stabile la popolazione di generazione in generazione.²
La grande maggioranza dei Paesi OCSE ha oggi tassi di fertilità inferiori alla soglia di sostituzione.³
Nel frattempo, le donne hanno figli più tardi: l’età media al parto nei Paesi OCSE è passata da circa 28,5 anni nel 2000 a circa 30,7 nel 2020.⁴
Questi cambiamenti non riguardano pochi casi isolati, ma riflettono trasformazioni strutturali profonde nel modo in cui famiglie, carriere, società ed economie interagiscono.

Andamento del TFR (total fertility rate) tra il 1960 e il 2020 dei paesi OCSE e dell’Italia
Perché Nascono Meno Bambini? I Fattori del Declino
Il forte calo della fertilità non è causato da un solo fattore: deriva da una combinazione complessa di dinamiche sociali, economiche e culturali. Tra i principali fattori:
Incertezza economica e alti costi dell’infanzia: molte famiglie rimandano o rinunciano ad avere figli a causa di pressioni economiche, tra cui costi elevati della casa, instabilità lavorativa, traiettorie di carriera incerte e spese crescenti per infanzia e istruzione.⁵
Cambiamento nelle priorità di vita e nelle norme sociali: la formazione tardiva della famiglia, le preferenze per nuclei più piccoli o la scelta di non avere figli sono diventate più comuni mentre ambizioni personali, carriera, mobilità e stili di vita guadagnano centralità.⁶
Aumento dell’aspettativa di vita e bassa mortalità: i progressi sanitari hanno allungato significativamente la vita. Combinati con basse nascite, questi fattori causano invecchiamento della popolazione e un aumento della quota di anziani.⁷
Migrazioni e loro limiti: sebbene la migrazione possa parzialmente compensare il calo demografico, i migranti tendono a concentrarsi nei centri urbani; il declino e l’invecchiamento continuano a essere concreti per molte aree rurali o poco attrattive.⁸
In sintesi, molte società moderne sono passate dalla logica del “crescere tanto” a quella del “crescere bene, avere meno figli ma investire di più su ciascuno”.

Distribuzione dell’età delle partorienti: differenze tra 1964, 1982 e 2004
Cosa Accade Quando il “Carburante Umano” Si Riduce
Carenza di Lavoratori e Rallentamento Economico
Una popolazione che si riduce e invecchia diminuisce il numero di individui in età lavorativa. Secondo il McKinsey Global Institute (MGI), entro il 2050 molte economie avanzate vedranno una quota di persone attive significativamente più bassa rispetto a oggi.⁹ Ciò influisce su produzione, attività economica, consumi e crescita complessiva. Meno lavoratori significa spesso meno beni e servizi prodotti e minore dinamismo economico.¹⁰
Inoltre, una forza lavoro anziana può essere meno flessibile: meno mobilità geografica, minore disponibilità a riqualificarsi o a cambiare carriera, fattori che possono rallentare trasformazione strutturale e innovazione.¹¹
Pressioni sulle Finanze Pubbliche
Meno lavoratori e meno contribuenti, combinati con più pensionati e maggiori esigenze sanitarie, mettono sotto pressione le finanze pubbliche. Con una popolazione attiva che si restringe, le entrate fiscali diminuiscono mentre la spesa aumenta.¹²
Il problema è particolarmente grave nelle aree che perdono popolazione: le amministrazioni locali faticano a mantenere servizi, infrastrutture e scuole mentre i costi pro capite aumentano per la perdita di economie di scala. Ad esempio, nelle zone scarsamente popolate il costo per studente può essere molto più elevato rispetto a quello delle aree urbane.¹³

Sensibilità del debito pubblico all’aumento della speranza di vita alla nascita, e della fertilità ridotta
Rallentamento dell’Innovazione e Perdita di Dinamismo
La produzione economica dipende non solo dal numero di lavoratori, ma anche dalla loro produttività, creatività e capacità innovativa. Una fonte fondamentale di crescita risiede nelle nuove idee, nelle nuove imprese e nel progresso tecnologico. Ma con meno giovani, meno nuovi entranti nel mercato del lavoro e meno “menti fresche”, si restringe il bacino potenziale di innovatori, imprenditori, scienziati, ingegneri.
MGI avverte che il crollo demografico potrebbe compromettere significativamente il potenziale di crescita di lungo periodo.¹⁴
Il Compromesso “Quantità vs Qualità” e i Suoi Limiti
Un argomento spesso proposto sostiene che avere meno nascite non sia necessariamente negativo, se le società investono di più in ogni bambino: migliore istruzione, salute, capitale umano. In teoria, ciò potrebbe sostenere o addirittura migliorare produttività e standard di vita pro capite.¹⁵
Ma esistono importanti avvertenze:
● L’investimento per bambino deve essere mantenuto per decenni: istruzione, salute, competenze, formazione continua richiedono risorse costanti.
●La riduzione del numero assoluto di persone può comunque danneggiare produzione complessiva, domanda e innovazione, soprattutto nei settori dove la scala è cruciale (ricerca, infrastrutture, produzione industriale, servizi pubblici).
● Le disparità regionali possono aumentare: le aree rurali in declino possono soffrire di più, anche in Paesi in cui la popolazione complessiva è stabile.¹⁶
In altre parole, la qualità può mitigare, ma non sostituire del tutto i vantaggi della quantità.
Perché Alcuni Paesi Pagano Già il Prezzo: Il Caso dell’Italia (e Non Solo)
Paesi come Italia, Giappone, Spagna e diversi Stati europei ed est-asiatici sono in prima linea di questa sfida demografica.
Il tasso di fertilità dell’Italia è tra i più bassi dell’OCSE, intorno a 1,2 figli per donna.¹⁷ Combinato con l’aumento dell’aspettativa di vita e una crescita minima derivante dalla migrazione, ciò implica una forza lavoro in diminuzione e una popolazione in rapido invecchiamento.¹⁸
Per l’Italia, la carenza di persone minaccia non solo la crescita del PIL, ma la sostenibilità di lungo periodo dei servizi pubblici, delle pensioni, del welfare, della capacità innovativa e dell’equilibrio regionale. Piccoli comuni e zone rurali possono spopolarsi, i giovani possono migrare altrove, le economie locali contrarsi e i servizi pubblici ridursi, perché il declino demografico è strutturale, radicato nell’economia, nelle norme sociali, nelle scelte di vita, e invertirlo è estremamente difficile.
Cosa Si Può Fare e Cosa È Probabile che Funzioni
Riconoscere il problema è il primo passo. Ma quali interventi, politiche o cambiamenti strutturali possono aiutare le società ad adattarsi (o reagire) al declino demografico?
1. Politiche Familiari e Incentivi alla Natalità
Molti governi cercano già di incoraggiare le nascite: asili sovvenzionati, congedi parentali, assegni familiari, agevolazioni fiscali, supporto abitativo.¹⁹
Tuttavia, l’OCSE avverte che questi interventi hanno effetti limitati se i fattori strutturali più profondi restano invariati: incertezza economica, instabilità lavorativa, costi della casa, norme culturali su carriera e famiglia.²⁰
2. Investire in Capitale Umano, Produttività e Innovazione
In ammlternativa o in parallelo ai numeri, i Paesi possono puntare sulla qualità. Ciò significa investire molto in istruzione, competenze, formazione permanente, infrastrutture digitali, ricerca e sviluppo, politiche che aumentino la produttività di ogni lavoratore.
Se ogni lavoratore produce più valore, una forza lavoro più piccola potrebbe comunque sostenere elevati standard di vita e vitalità sociale. Questo percorso richiede istituzioni solide, consenso sociale e impegno a lungo termine.
3. Sfruttare la Migrazione in Modo Strategico
L’immigrazione di persone in età lavorativa può compensare in parte il declino demografico. Tuttavia, spesso i migranti si concentrano nelle città, mentre le aree rurali continuano a spopolarsi.²¹
La migrazione deve quindi essere parte di una strategia più ampia, combinata con politiche di integrazione, sviluppo regionale, alloggi e servizi pubblici.
Il Rischio Più Ampio: Non Solo Declino, Ma Svanire dei Sogni
Quando il declino demografico si radica, le conseguenze non sono solo economiche. Interi paesi e comunità possono spopolarsi, le culture locali erodersi, i giovani partire lasciando dietro di sé comunità anziane e in contrazione. Scuole, ospedali, trasporti possono ridursi o chiudere; la vita sociale indebolirsi; gli ecosistemi dell’innovazione svuotarsi.
La metafora del “carburante umano” diventa particolarmente potente: quando ci sono molte persone, soprattutto giovani, le società possono sognare in grande, costruire nuove città, inventare nuove tecnologie, immaginare futuri ambiziosi. Con meno persone, meno bambini, meno giovani menti, la capacità di sognare collettivamente si restringe.
Conclusione: Una Sfida per il Presente e per il Futuro
La transizione demografica, il calo delle nascite, l’aumento dell’aspettativa di vita e l’invecchiamento della popolazione che stanno interessando molte società avanzate non sono fenomeni lontani: accadono oggi. I loro effetti già si riflettono su economie, mercati del lavoro, finanze pubbliche, innovazione, sviluppo regionale e coesione sociale.
Ma il futuro non è scritto. Le società possono adattarsi se riconoscono la profondità e l’ampiezza della sfida e se adottano strategie di lungo periodo: investire nel capitale umano, riformare i mercati del lavoro, sostenere le famiglie, ripensare la migrazione e, soprattutto, ridefinire cosa significhi prosperità.
Perché, in definitiva, economie e società non funzionano grazie al petrolio o all’oro, ma grazie alle persone e ai sogni che quelle persone possono costruire.
BIBLIOGRAFIA
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CREDITI
AUTORE: Monica Mendbayar
CAPOREDATTORE: Domenico Schiattarella